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Conseguenze del Dimagrimento
Scritto da Dr. Loredana Scalini Mostra tutti gli articoli di questo autore.
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CONSEGUENZE DEL DIMAGRIMENTO

Tipicamente l'Anoressia si stabilizza dopo circa 3-6 mesi dall’inizio di una dieta finalizzata a perdere chili di troppo. La dieta spesso segue un’esperienza di perdita come un divorzio, un lutto, una rottura sentimentale o eventi di vita stressanti come il cambiare casa o intraprendere l'università. In  alcuni casi era presente una discreta obesità infantile.

 

La condotta anoressica si aggrava progressivamente con lo scopo sempre più deciso di perdere peso. Fondamentale è il controllo della  fame,  che produce addirittura una sensazione di piacere nell’anoressica, tanto che alcuni autori la definiscono «orgasmo della fame». Si produce inoltre un circolo vizioso che spinge la paziente a dimagrire sempre di più.

 

Lo scopo del dimagrimento viene raggiunto sia attraverso una progressiva diminuzione delle calorie e del cibo assunti, sia attraverso vomito autoindotto o l’assunzione di emetici e lassativi. Comportamenti tipici sono la selezione sempre più accurata degli alimenti in base al contenuto calorico, il sezionare, tritare il cibo in parti sempre più piccole, leccare o masticare ripetutamente e poi sputare.

 

In questo modo il peso raggiunge in poco tempo il 20-30% di quello iniziale, in alcuni casi del 50%: quando il dimagrimento è eccessivo si arriva quasi alla cachessia, che è un grave deperimento organico, caratterizzato da progressivo deterioramento di tutte le funzioni metaboliche, con debolezza, dimagramento, ed escavazione dei tratti somatici. Tale quadro può essere dovuto ad anoressia nervosa, a malattie endocrine, a tumori maligni e a demenza. Alla cachessia segue in genere una perdita  totale della sensazione di fame causata probabilmente dall'ipersecrezione di alcune endorfine ad azione anoressizzante.

 

In questi dimagrimenti, oltre al tessuto adiposo si riduce drasticamente anche il tessuto muscolare  (amiotrofia) che rende gli arti fragili e  gracili con le articolazioni in evidenza; le palpebre diventano secche e cadenti, i capelli fragili con  presenza di peli in zone cutanee generalmente sprovviste (ipertricosi reattiva).

 

L’anoressica vive il dimagrimento come una vittoria, con grande gratificazione e aumento dell'autostima, mentre l’aumento (anche lieve) di peso è vissuto come una sconfitta, con rabbia e frustrazione. La paziente si pesa regolarmente e in maniera ossessiva, e di solito nega il dimagrimento, anzi si sente troppo grassa nonostante il calo di peso sia notevole; è frequente infatti una dismorfofobia spesso localizzata (natiche, cosce, ecc.).

 

Nel decorso clinico dell’anoressia possono verificarsi degli episodi di crisi bulimiche, che rappresentano dei momenti di cedimento e allentamento del controllo della fame, tanto che si può ipotizzare che in questi intervalli ci sia un miglioramento del disturbo.

 

Tuttavia spesso in seguito ad aumenti di peso lievi subentra un’intensa paura di perdere il controllo del proprio peso e di ingrassare senza alcun limite. Questa enorme paura è indice del fatto che in questi pazienti la misura della propria autostima è strettamente legata alla capacità di controllare il proprio peso e tale fallimento è il più grave dei fallimenti possibili.

 

AMENORREA

Una caratteristica costantemente associata all'anoressia mentale è l’amenorrea (mancanza di cicli mestruali), che può comparire dopo, durante o anche prima il dimagrimento(sembra infatti sia correlata ad un calo ponderale definito). L’adolescente non sembra interessata a questo sintomo, e raramente esprime soddisfazione.

 


 
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