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Adolescenza e Comportamento Alimentare
Scritto da Dr. Loredana Scalini Mostra tutti gli articoli di questo autore.
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Adolescenza e Comportamento Alimentare

 

Si è osservato che la fascia di età con maggiore rischio di sviluppare l’anoressia è quella dell’adolescenza, e le motivazioni sono molteplici.

 

Innanzitutto in questo delicato periodo dell’esistenza è centrale la tematica del corpo. Le modificazioni a livello ormonale comportano cambiamenti evidenti a livello fisico: lo sviluppo dei caratteri sessuali primari e secondari, con la relativa comparsa di impulsi prima assenti, necessita di una ristrutturazione della propria immagine corporea a livello psicologico.

Inoltre questo cambiamento viene vissuto come una vera e propria perdita che riguarda il corpo infantile e lo status di bambino. Gli adolescenti sono infatti in perenne conflitto tra il desiderio di rimanere bambini e le spinte biologiche a diventare adulti, con i quali tuttavia ancora non possono identificarsi. La ricerca di una propria identità esterna alla famiglia si traduce spesso nella ricerca di valori assoluti ed universali e nella necessità di appartenenza a gruppi sociali definiti e riconoscibili.

Gli adolescenti hanno dunque una personalità estremamente fragile e manipolabile culturalmente, per cui spesso scelgono come riferimenti dei modelli preconfezionati proposti dai mass media come “vincenti”. Tra questi modelli troviamo appunto quello delle top model supermagre per le ragazze e degli sportivi per i ragazzi. Entrambi i modelli possono facilmente determinare l’insorgenza di disturbi alimentari o comunque delle distorsioni nella percezione della propria immagine. Il confronto con i modelli di perfezione proposti da riviste, programmi televisivi e pubblicità risulta infatti molto difficoltoso e predispone a ferite narcisistiche e spesso alla depressione.

 

Non a caso si è visto che alla base dell’anoressia ed anche della bulimia, ci sono vari tipi di psicopatologia, cioè di disturbi psicologici preesistenti e spesso latenti che in particolare durante l’adolescenza prendono le “sembianze” del disturbo alimentare.

 

Il cibo ha infatti una valenza simbolica fondamentale, in quanto:

- è fonte dell’energia necessaria all’organismo per vivere;

- rappresenta l’inglobamento (cioè l’entrata dentro il corpo) di qualcosa di esterno, non controllabile;

- pùo essere il primo strumento di comunicazione con la realtà, specie se, come avviene nell’infanzia e nell’adolescenza, c’è bisogno che qualcuno ce lo procuri e lo prepari.

Il rapporto con il cibo in quest’età è dunque fonte di forti conflitti, e può costituire in alcuni casi l’unica forma di comunicazione tra l’adolescente e la sua famiglia.

Ecco perché spesso è necessario un intervento che riguardi non solo l’adolescente che manifesta il disturbo, ma l’intera famiglia.

 

All'inizio della fase puberale e durante il suo decorso, gli adolescenti possono mettere in atto condotte alimentari devianti di vario tipo: tali condotte possono manifestarsi in modo isolato, possono essere di modesta intensità e succedersi senza però portare a quadri clinici come l'anoressia mentale e la bulimia nervosa.

Si distinguono tre tipi di disturbi delle condotte alimentari:

 

Comportamenti alimentari instabili

–        Voglie = la voglia consiste in una sensazione incontenibile di fame che si manifesta prevalentemente nell'adolescente nel periodo premestruale. Culturalmente l'adolescente può mangiare tutto  ciò che gli piace, per cui in genere tale comportamento è considerato adeguato.

 

–        Crisi bulimiche = improvvisamente l’individuo è spinto ad assumere in modo impulsivo e senza controllo, frettolosamente e di nascosto, grandi quantità di cibo; l’assunzione di cibo si interrompe solo quando l’individuo ha raggiunto una sensazione di riempimento o di dolori di stomaco, o quando la solitudine è interrotta, o quando il cibo finisce. A questa fase segue una fase di malesseri fisici vari come dolori di stomaco, nausea e cefalea e di malesseri psichici come vergogna, sensi di colpa, disgusto, umiliazione e calo di autostima per l’atto commesso: tali malesseri si protraggono sino all’addormentamento o sino alla messa in atto di condotte di riparazione come il vomito autoindotto. A volte, dopo il risveglio o dopo l’aver vomitato, si verificano altri attacchi che possono durare vari giorni (spesso nel weekend).

 

Quando l’attacco è terminato, termina anche la condizione psichica dolorosa che l’ha seguito, ma rimane la consapevolezza di aver attuato un comportamento problematico e discordante rispetto alle proprie abitudini.

Secondo la psicoanalisi le crisi bulimiche simboleggiano l’incorporazione dell’oggetto materno che nelle fantasie dell’adolescente è bersaglio delle sue pulsioni aggressive con conseguente angoscia di distruzione.

Comportamenti alimentari quantitativamente inadeguati

–        Iperfagia: è caratterizzata da un apporto di cibo eccessivo e in genere è legato ad abitudini alimentari familiari.

 

–        Piluccare: consiste in una ingestione di cibo al di fuori degli orari dei pasti principali anche in assenza di fame; tipicamente vengono assunti prodotti già pronti (merendine, patatine, ecc). Di solito l’individuo attua questo comportamento quando è solo, durante altre attività come la lettura, guardare la televisione, l'ascoltare la musica e senza la sensazione di perdere il controllo sulla sua alimentazione.

Secondo alcuni il pilluccare e l’iperfagia sono comportamenti tipici dell'obesità.

 

–        Restrizioni alimentari: spesso nella fase pre-adolescenziale si verifica una  riduzione temporanea di assunzione che può manifestarsi con una selezione attenta del cibo oppure con una riduzione quantitativa generale. In genere la finalità di questo comportamento è il dimagrimento o il mantenimento di una linea snella, un accordo con le mode attraverso un minore apporto calorico. Purtroppo questa condotta genera discussioni familiari, in particolare nelle famiglie in cui il ruolo genitoriale è visto come strettamente legato alla funzione del nutrimento dei figli, a scapito di altri aspetti che invece risultano carenti (vicinanza affettiva ed emotiva). Comunque queste restrizioni risultano pericolose in una fase di crescita e sviluppo, in cui aumenta il fabbisogno di alcuni nutrienti che invece non vengono assunti (come le vitamine, Sali minerali etc), anche perché di solito la fonte informativa è costituita dai mass media.

Solo in alcuni casi queste condotte evolvono in una vera e propria anoressia mentale.

 

Comportamenti alimentari qualitativamente disturbati

–        Avversione per alcuni cibi (sino al disgusto elettivo).

–        Diete particolari (assumere cibi particolari in virtù di un valore ad essi attribuito).

Questi comportamenti consistono nell’esclusione dalla propria dieta solo di alcuni cibi. In questo caso lo scopo non è ridurre l'apporto calorico: la selezione del cibo sembra dipendere più che altro dal significato simbolico o virtù attribuiti ad alcuni alimenti. Ad esempio un adolescente può avere dei pregiudizi nei confronti di cibi che derivano da coltivazioni non biologiche e magari privarsi di un alimenti che gli piacciono molto in virtù della loro presunta non naturalezza; in altri casi può rinunciare ad un piatto familiare tipico.

A Volte alla base di questi comportamenti ci possono essere idee quasi deliranti.

 

Particolari manovre legate all'alimentazione

Le condotte alimentari alterate sono spesso accompagnate da altri comportamenti aventi lo scopo di controllare il peso, come le seguenti:

 

–        Autoinduzione di vomito: a lungo andare questo comportamento può diventare riflesso in quanto si può innescare per mezzo di una contrazione diaframmatica, o persino involontario, in seguito a minime assunzioni di cibo.

 

–        Assunzione di lassativi, diuretici ed emetici.

Queste condotte sono ancora più pericolose delle precedenti in quanto possono arrecare seri danni all’apparato gastro-intestinale, alle pareti della bocca, ai denti, all’esofago oltre a determinare l’insorgenza di peluria in eccesso e la caduta dei capelli.

 


 
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