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Bulimia in adolescenza
Scritto da Dr. Loredana Scalini Mostra tutti gli articoli di questo autore.
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Bulimia in adolescenza

La sindrome bulimica colpisce prevalentemente adolescenti di sesso femminile soprattutto in età compresa tra i 12-14 anni e i 18-19 anni. Essa è caratterizzata da un irresistibile e incontrollabile voglia di mangiare grandi quantità di cibo; ciò suscita il timore di aumentare di peso con il rischio di compromettere la propria immagine corporea e questo spesso induce ad attuare manovre come il vomito autoindotto, l’assunzione di emetici e lassativi, l’iperattività fisica e le diete.

Solitamente l’adolescente è consapevole del fatto che si tratti di un comportamento patologico.

 

Il tratto caratteristico della Bulimia è la presenza di Abbuffate:

Per abbuffata (o crisi bulimica), secondo il DSM-IV, si intende:

mangiare in un periodo di tempo limitato (di solito meno di due ore), una quantità di cibo molto maggiore  rispetto a ciò che la maggioranza degli individui mangerebbe nello stesso periodo di tempo.

L’abbuffata può anche iniziare in un luogo (ristorante) e continuare in un altro (a casa).
Inoltre è presente la sensazione di perdere il controllo durante l'abbuffata, rispetto alla quantità di cibo ingerito, rispetto a cosa si sta mangiando e per quanto tempo.

Durante l’abbuffata l’individuo ingerisce soprattutto dolci e cibi ipercalorici.

 

Dopo l’abbuffata in genere l’individuo è assalito da vergogna e senso di colpa per il comportamento alimentare, cercando di tenerlo nascosto: spesso infatti le abbuffate si verificano in solitudine o di notte. L'abbuffata continua finchè l’individuo non si sente così pieno da star male.

L’abbuffata può essere innescata  da stati di depressione o ansia, condizioni interpersonali di stress, oppure ad un’intensa fame scatenata da restrizioni dietetiche (come nel caso dell’anoressia), oppure da insoddisfazione riguardante il peso o la forma fisica.

 

Si verifica spesso che dopo una dieta particolarmente rigida (fino al digiuno, oppure dieta a base di soli vegetali) sopraggiunga uno stato di deprivazione tale che può essere simile allo stato di astinenza, per cui il bisogno di cibo è così impellente da determinare una perdita di controllo totale, che secondo alcuni corrisponderebbe a una fase in cui l’individuo si lascia andare alle esigenze del corpo.

Nelle fasi precoci del disturbo l’individuo può sperimentare anche un senso di estraneamento, come cioè se l’impulso a mangiare fosse un’entità a sé, proveniente dall’esterno e dunque incontrollabile: alcuni pazienti descrivono le sensazioni associate all'abbuffata come una sorta di derealizzazione, cioè sensazione di trovarsi fuori dalla realtà. Nelle fasi successive del disturbo, subentra l’incapacità di resistere all’impulso e di interrompere la crisi in atto.

 

Condotte di eliminazione


Molte persone con bulimia mettono in atto diversi comportamenti finalizzati a eliminare  o compensare gli effetti dell'abbuffata; quello più usato è l'autoinduzione del vomito (80-90% dei casi).


Il vomito riduce il malessere fisico associato al senso di pienezza, e soprattutto la paura di ingrassare. Altri metodi sono l'uso di lassativi (1/3 dei casi) e diuretici, oppure il digiuno nei giorni successivi all’abbuffata o l’attività fisica intensa (l'attività fisica si considera eccessiva quando interferisce con altre importanti attività quotidiane, se viene praticata in orari o luoghi inusuali, o  nonostante le condizioni fisiche precarie). Alcuni individui usano poi ormoni tiroidei per aumentare il metabolismo cellulare (e bruciare più energia).

C’è da considerare che tutti questi metodi hanno forti effetti collaterali, alcuni molto nocivi.

Persino il vomito, da molti considerato innocuo e usato molto spesso, può provocare complicanze: ad esempio lo sviluppo di alcalosi metaboliche (bassi livelli di cloro e potassio nel sangue e alti livelli di bicarbonato) provoca spasmi muscolari; altre anomalie renali ed elettrolitiche come ipomagnesiemia (bassa concentrazione di magnesio nel sangue); a livello gastrointestinale il vomito frequente può produrre ipertrofia (rigonfiamento) delle ghiandole salivari e problemi esofagei causati dal succo gastrico acido che provoca infiammazioni alla mucosa esofagea e ai denti.

Anche i lassativi e i diuretici provocano complicanze renali legate a sistemi messi in atto dall’organismo per conservare i fluidi corporei. La complicanza più grave è l’ipopotassiemia, conseguente a tutti i metodi citati (vomito, lassativi e diuretici) che può provocare aritmie cardiache.

Molte bulimiche sono tuttavia in grado di controllare il peso anche se sono frequenti i casi di sovrappeso e di sottopeso. La bulimia spesso si trova associata con alternanza all’anoressia e alla dipendenza da sostanze psicotrope come l’alcool e gli psicofarmaci.

 

PSICOPATOLOGIA

 

Sul piano psicopatologico è stato ipotizzato che la crisi bulimica sia una via di scarico su cui si focalizzano tutte o alcune pulsioni che non trovano una via di elaborazione; si è anche osservata una certa prevalenza dell’impulsività e della tendenza di passaggio all’atto. Inoltre è stata rilevata un’analogia tra il rapporto della bulimica col cibo e con gli altri: in entrambe i casi si osservano spesso momenti di improvvisa avidità e momenti di improvviso distacco e rifiuto.

 

Storia ed epidemiologia

Questo disturbo, sconosciuto fino agli anni Settanta, ha avuto un incredibile incremento negli anni Ottanta, tanto che alcuni autori ipotizzano che sia possibile che la Bulimia fosse presente anche precedentemente, ma che non fosse mai giunta all’osservazione clinica.

C’è da considerare infatti che le persone con Bulimia si vergognano del loro disturbo, e soprattutto dei loro comportamenti sintomatici (abbuffate e vomito) per cui è possibile che preferissero non raccontare il loro malessere. Fu G.Russel nel 1979 a definire il disturbo con la sua denominazione attuale “bulimia nervosa”.

La Bulimia Nervosa riguarda una percentuale compresa all’incirca tra l’1-3% degli adolescenti e giovani adulti; il 90% dei casi sono femmine. Si è visto che negli anni Ottanta il disturbo era molto presente soprattutto nei campus universitari, da dove poi si è diffuso anche in altri ambienti, il disturbo sembra dunque essere legato a dinamiche culturali, in particolare al tema dell’emancipazione femminile.

In realtà si stima che i casi subclinici, cioè quelli che non soddisfano pienamente i criteri per la diagnosi categoriale rappresentino una percentuale molto più alta dei casi dichiarati. A questi si aggiungono i casi di Disturbo dell’Alimentazione non altrimenti specificato.

Nei maschi è più frequente la presenza di obesità precedentemente al disturbo. I dati, riportati dal DSM, si riferiscono soprattutto a individui di razza bianca dei seguenti paesi: Europa, USA, Canada, Nuova Zelanda, Australia, Giappone.

In paesi in cui precedentemente era assente, come in Cina, il disturbo sta cominciando a comparire in seguito al fenomeno della globalizzazione, che determina una diffusione dei valori alla base della cultura prevalente (quella occidentale).

 


 
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