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Anoressia in adolescenza
Scritto da Dr. Loredana Scalini Mostra tutti gli articoli di questo autore.
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Anoressia in adolescenza

L’anoressia colpisce in più del 90% dei casi adolescenti di sesso femminile raggiungendo un picco tra i 15 e i 19 anni. Colpisce lo 0.5% circa dell’intera popolazione femminile e colpisce maggiormente ragazze appartenenti alla classe socio-economica media e agiata.

 

ESORDIO

 

In genere l’anoressia esordisce nell’arco di 6 mesi dall’inizio di una dieta che spesso inizia subito dopo un’esperienza di perdita come un divorzio o un lutto. Progressivamente la condotta anoressica si aggrava divenendo più determinata nel suo obbiettivo che è quello di dimagrire. Tale obbiettivo è perseguito attraverso una diminuzione delle calorie assorbite, sia per diminuzione del cibo ingerito, sia per l’attuazione di condotte quale il vomito autoindotto o l’assunzione di emetici e lassativi.

Il dimagrimento è vissuto come una vittoria fonte di intensa gratificazione mentre l’aumento anche lieve di peso è vissuto con rabbia, come una sconfitta.

Spesso inoltre ad aumenti di peso anche lievi fa seguito un’intensa paura di perdere il controllo del proprio peso e di ingrassare senza alcun limite.

 

CONTESTO FAMILIARE

 

Spesso le madri delle anoressiche sono ansiose, ipocondriache, iperprotettive, fredde e fondano buona parte del loro narcisismo sulla figlia; anche l’interesse per l’aspetto fisico del bambino sarebbe molto forte.

I padri invece sono spesso permissivi e docili e piuttosto assenti nelle decisioni familiari. Spesso la coppia genitoriale è disarmonica e uno dei due presenta stati depressivi o tratti psicotici.

Le interazioni familiari sono fortemente influenzate dall’anoressia dell’adolescente e dominate da sensi di colpa e interdipendenza; si alternano comportamenti di seduzione e di preghiera, o di ricatto, di minaccia o anche di indifferenza.

 

EVOLUZIONE / PROGNOSI

 

L’evoluzione dell’anoressia è strettamente legata all’evoluzione della struttura psicopatologica sottostante al disturbo.

Si distinguono due forme di anoressia: le forme minori che esordiscono verso l’età di 14 anni e che si risolvono nell’arco di qualche mese in seguito agli assestamenti familiari che tale disturbo induce, e le forme gravi in cui si verifica un grave deperimento fisico che può anche condurre alla morte.

La morte si verifica in circa il 6% dei casi ed è causata sia dall’eccessivo deperimento fisico che dal suicidio.

Da alcuni studi risulta che il 50% delle anoressiche guariscono in un arco di tempo medio di 11 anni; in altri casi il disturbo si cronicizza e la ragazza anoressica alterna fasi di dimagrimento a fasi di recupero di peso sino a giungere ad un sottopeso rilevante ma stabile.

ANORESSIA MASCHILE

 

L’anoressia mentale maschile è molto più rara di quella femminile attestandosi su una percentuale che va dal 3% al 20%. Secondo alcuni autori non si può parlare di una vera e propria anoressia nel maschio.

A differenza di quanto si osserva nell’anoressia femminile, nei ragazzi anoressici la paura di ingrassare è secondaria rispetto all’angoscia e alle condotte ipocondriache

Bruch distingue due tipi di anoressia mentale: l’anoressia mentale vera in cui domina la ricerca di un corpo magro; e l’anoressia in cui il dimagrimento è secondario all’assunzione di una dieta ristretta in cui l’assunzione del cibo assume un significato angosciante.

Spesso inoltre l’anoressia maschile si inserisce in un quadro psicopatologico più definito come una psicosi paranoide con un investimento delirante sul cibo o come proseguimento di un’anoressia insorta in età infantile o prepubere.

 

ANORESSIA PREPUBERE

L’anoressia prepubere colpisce il 10% circa degli individui; in genere è associata a disturbi della personalita gravi come psicosi e narcisismo patologico; anche le interazioni familiare sembrano essere gravemente compromesse.

La scarsa alimentazione in questa fase di sviluppo inoltre è causa di un arresto della crescita che, anche se non completamente, è reversibile (si rimane bassi).

 

DIAGNOSI PSICHIATRICA

Nella diagnosi di anoressia secondo Bruch è necessario innanzi tutto distinguere l’anoressia mentale vera dalle restrizioni alimentari tipiche di alcune psicosi in cui si verifica un investimento delirante del cibo.

Secondo diversi autori l’anoressia è da considerare come un sintomo collegato a disturbi mentali specifici, come le psicosi maniaco-depressive, la schizofrenia, le isterie e le nevrosi.

Secondo altri autori invece l’anoressia è da considerare come un insieme di sintomi che possono presentarsi in associazione ai diversi disturbi dei tradizionali raggruppamenti nosografici e che spesso si collocano nell’ambito della sindrome borderline, della depressione unipolare e bipolare e delle condotte di dipendenza.

 

IPOTESI ONTOGENETICHE

Secondo i modelli ontogenetici l’anoressia dell’adolescente è conseguente ad una relazione difettosa tra madre e lattante; la madre avrebbe risposto alle richieste del neonato in modo caotico, insufficiente, eccessivo o comunque inadeguato; ciò avrebbe determinato il mancato apprendimento da parte del neonato della capacità di riconoscere adeguatamente i bisogni del proprio corpo come la fame e la sazietà, ma anche la fatica e il freddo.

Questa relazione caotica iniziale quindi avrebbe anche provocato difficoltà nella costruzione dei confini dell’Io e dell’immagine del proprio corpo e ciò spiegherebbe la distorsione dell’immagine del proprio corpo che si osserva nelle anoressiche che si autopercepiscono grasse quando sono sottopeso di molto.

 

DIPENDENZA ANORESSICA

 

Secondo altri autori alla base dell’anoressia è la dipendenza anoressica che è una particolare forma di dipendenza; il bisogno di una relazione con un oggetto esterno è vissuto come una minaccia al proprio fragile narcisismo; ciò porta l’anoressica a negare la dipendenza da ogni oggetto esterno e a spostare tale dipendenza su un oggetto sostitutivo costituito dalla sensazione di fame autoindotta attraverso la deprivazione di cibo; in questo modo la dipendenza è totalmente sotto il suo controllo e lei non ha bisogno di niente e si sente onnipotente.

 

TRATTAMENTO

 

Tra i vari trattamenti oggi adottati vi è quello ambulatoriale in cui il medico stabilisce un accordo con la paziente in cui si stabilisce un recupero progressivo e regolare del peso, una periodica consulenza psichiatrica anche familiare e una psicoterapia individuale. In caso contrario si può ricorrere al ricovero ospedaliero con una separazione dall’ambiente familiare che va dall’isolamento quasi totale al semplice soggiorno in clinica, che dura in media dai 3 ai 6 mesi e comporta anche qui un cotratto con la paziente in cui si stabilisce la ripresa graduale e lenta del peso.

In ogni caso è sempre necessario intervenire sui meccanismi psicopatologici e relazionali alla base del disturbo. Anche i genitori devono essere coinvolti in un trattamento psicologico.

Anche l’uso di psicofarmaci come ansiolitici e antidepressivi può essere utile.


 
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